Trentino Unexpected: un territorio che sorprende, tra paesaggi e voci di chi lo abita
Dai boschi ai castelli, dai ghiacciai ai vigneti, il Trentino tiene insieme paesaggi e storie, natura e attività produttive, panorami e relazioni.
Qui la montagna non è solo scenario, ma parte della quotidianità: è luogo di lavoro che trasforma il paesaggio in economia, è dimensione abitativa, è cultura e tradizioni che rivivono nei borghi. Il Trentino unexpected emerge nelle valli meno battute tra panorami e storie, nelle esperienze culturali dalle radici antiche, ma soprattutto nelle persone: comunità con tradizioni e lingue nate dall’incontro di popoli diversi e storie di chi il Trentino l’ha scelto come luogo di vita, costruendo qui nuovi percorsi professionali e familiari. È un invito a cambiare prospettiva, a leggere i luoghi attraverso chi li cura ogni giorno, a scoprire un Trentino che sorprende perché mette al centro relazioni, responsabilità e continuità tra passato e presente.
La Valle dei Mòcheni, una piccola gemma germanica tra le nostre montagne
C'è una valle, in Trentino, dove il torrente Fersina serpeggia tra boschi e montagne. Tra piccoli borghi e masi sparsi, su versanti verticali, il tempo rallenta, e ogni pietra, ogni casa racconta una storia che ha attraversato i secoli senza mai perdere la sua voce. È la Valle dei Mòcheni, o Bersntol in mòcheno, la lingua che si parla ancora e che viene tramandata ai giovani anche ai giorni nostri. La valle è figlia di una colonizzazione lenta e programmata, legata alla necessità di sostentamento: i signori locali invitavano coloni a popolare terre disabitate, con la promessa di terra da arare, pascoli, boschi. Ogni famiglia riceveva un maso — casa, stalla, fienile, terra e bosco — e lo curava generazione dopo generazione. Nel corso degli anni, arriva una seconda ondata di migrazione, legata alle miniere. I minatori, detti “canòpi” (dal tedesco Knappen, in mòcheno "Knòpp", “knòppn”), erano specializzati nell’estrazione di rame, zinco, piombo e argento.
La Valle dei Mocheni è una gemma di storia germanica incastonata nel Trentino, un’isola di terra e lingua che nell'immaginario comune sembra restare sempre un passo indietro rispetto alla frenesia della modernità. Eppure, è proprio in quel "passo indietro" che svela la forza di una comunità che non è mai stata chiusa, ma sempre in cammino. Claudia Marchesoni, una delle protagoniste delle storie di brand, è la direttrice dell'Istituto Culturale Mòcheno -Bersntoler Kulturinstitut. Il suo sguardo è quello di chi ha imparato a leggere la storia di un luogo come fossero pagine di un diario collettivo.
In Trentino c’è una valle dove il torrente Fersina scorre tra boschi e montagne, disegnando curve lente. Tra piccoli borghi e masi sparsi sui versanti ripidi, il tempo sembra rallentare: ogni pietra e ogni casa custodisce una storia che attraversa i secoli senza smarrire la propria voce. È la Valle dei Mòcheni, o Bersntol in mòcheno, la lingua che si parla ancora e che viene tramandata ai giovani anche ai giorni nostri. La valle nasce da una colonizzazione lenta e programmata, risposta concreta al bisogno di sostentamento: i signori locali invitavano coloni a popolare terre incolte promettendo campi, pascoli e boschi. A ciascuna famiglia veniva assegnato un maso composto da casa, stalla, fienile, terra e legnaia da accudire di generazione in generazione. Una seconda ondata migratoria arriva in valle qualche anno più tardi, questa volta legata alle miniere: i minatori, detti “canòpi” (dal ted. Knappen, in mòcheno “Knòpp”, “knòppn”), erano specializzati nell’estrazione di rame, zinco, piombo e argento e si aggiungono alla popolazione della prima ondata.
La Valle dei Mòcheni è una gemma di storia germanica incastonata nel Trentino, un’isola di lingua e terra che, nell’immaginario, pare appartenere a un tempo diverso rispetto a quello della frenesia contemporanea. Lo raccontano anche le sue peculiarità, dal Carnevale mòcheno ai dolci riportati dall’emigrazione americana, tracce di andate e ritorni che hanno arricchito l’identità locale. In questo quadro si inserisce lo sguardo di Claudia Marchesoni, direttrice dell’Istituto Culturale Mòcheno – Bersntoler Kulturinstitut, che legge la storia del luogo come pagine di un diario collettivo, in cui la continuità tra memoria e presente resta il filo conduttore.
Il Trentino è terra di trilinguismo. Oltre al mocheno - di cui sopra - e al ladino, parlato in Val di Fassa, un’altra lingua vive sugli Altipiani Cimbri, a Luserna. Siamo parlando del cimbro, un'antica lingua germanica parlata oggi da circa mille persone. Tra questi Stefano Fabris, che da Padova ha scelto il Trentino come luogo di vita grazie a un progetto di co-living.
Vivere la comunità cimbra: la storia di Stefano
Negli anni della pandemia Luserna sceglie di promuovere alloggi in comodato gratuito per famiglie disposte a trasferirsi e a partecipare attivamente alla vita del paese. Così Stefano, fotografo padovano, sceglie di trasformare un’idea in progetto di vita: con la moglie Silvia e i tre figli, Cecilia, Alma ed Elia, si stabilisce sul piccolo altipiano trentino. L’“ingaggio” prevede impegno comunitario, partecipando attivamente alle attività e alla vita del paese, creando reti sociali e relazioni. L’interesse verso la lingua cimbra arriva in breve tempo, così Stefano frequenta i corsi di lingua conseguendo le certificazioni A2 e B1 e proseguendo verso il B2. La lingua entra anche nei servizi educativi: alla scuola d’infanzia di Luserna, mantenuta aperta anche grazie all’arrivo delle famiglie del co‑living, un’insegnante parlante cimbro affianca l’educatrice italofona, rafforzando la trasmissione intergenerazionale di uno dei tratti identitari più riconoscibili del paese.
In Trentino che le attività all’aria aperta diventano Unexpected. In Val di Non, per esempio, si trovano numerosi canyon da percorrere a piedi o con il kayak.
I canyon della Val di Non, il fascino delle gole scavate dall’acqua
Il Canyon Rio Sass è uno dei due spettacolari canyon visitabili della Val di Non, attrezzato con passerelle e scalinate ancorate alla roccia. L’ingresso è a Fondo (Borgo d’Anaunia), nel rione “Giò a l’aca”, dove la visita guidata prende avvio dal centro accoglienza con la consegna di casco e mantellina. Prima di scendere nella forra, la guida introduce storia e punti chiave del percorso. Si entra quindi nel canyon lungo passerelle metalliche a grata, con tratti sospesi fino a 25 metri sopra il torrente. L’itinerario richiede circa 2 ore, per 2,5 km e 1.200 gradini, con 140 metri di dislivello complessivo (discesa all’andata, risalita al ritorno). Le visite si svolgono mattino e pomeriggio e sono su prenotazione: 0463 850000. Nel periodo estivo è possibile abbinare, alle 9.00, una visita con degustazione alla Latteria Sociale di Fondo, seguita dall’escursione nel canyon.
Per un approccio libero e adatto a tutti, meglio scegliere la passeggiata al burrone che collega il centro storico di Fondo al Lago Smeraldo lungo il fondo della gola scavata dal Rio Sass. Il tracciato alterna radure in riva al torrente e passaggi stretti su passerelle metalliche, con un finale scenografico: la scalinata che risale a fianco della cascata fino alle rive del lago, tra acque fresche e tratti ombreggiati.
Un’altra prospettiva è quella del Canyon Novella in kayak, partendo dalle acque tranquille del Lago di Santa Giustina. L’escursione, adatta anche ai bambini, attraversa ambienti che cambiano a vista: le Dolomiti di Brenta sullo sfondo, Castel Cles, i meleti che lasciano spazio ai vitigni di Groppello e alle pareti di scaglia rossa. All’interno della gola si procede a ritmo lento tra passaggi molto stretti, osservando le forme della roccia, la vegetazione spontanea e i giochi di luce sull’acqua; il momento più suggestivo è mezzogiorno, quando il sole alto illumina il canyon in profondità.