Vie e sentieri: i cammini per raccontare la storia del Trentino
Accanto alle proposte per le escursioni di una giornata, in Trentino esistono percorsi a tappe lungo antichi sentieri da percorrere in più giorni e che attraversano valli e territori. Dalle memorie storiche a quelle religiose, i cammini sono il luogo ideale per riscoprire il tema del viaggio come esperienza collettiva.
In Trentino, i cammini non sono semplici itinerari escursionistici: rappresentano un patrimonio socio‑culturale che intreccia memoria storica, spiritualità, antiche vie di transito e la tradizione di una montagna vissuta in modo consapevole. Mettersi in cammino significa scegliere un ritmo diverso, più lento, che permette di entrare in relazione con i luoghi e con chi li attraversa. Lungo questi sentieri si incontrano altri camminatori, si condividono tappe, rifugi, racconti e si riscopre il valore del viaggio come esperienza collettiva oltre che personale.
Il cammino diventa un modo per rileggere il territorio, per avvicinarsi alla cultura della montagna e alla sua storia, seguendo sentieri che uniscono paesi, valli e luoghi simbolici. È una forma di viaggio che richiede attenzione: partire preparati, conoscere il percorso e valutare le proprie capacità sono passaggi fondamentali per affrontare il tragitto in sicurezza. Per i tratti più impegnativi, o per chi muove i primi passi nel mondo dell’escursionismo, la figura della Guida Alpina o dell’Accompagnatore di Media Montagna rappresenta un riferimento prezioso. Allo stesso modo, confrontarsi con il rifugista sulla percorribilità dei sentieri e sulle condizioni meteo aiuta a prevenire rischi e a vivere il cammino con maggiore consapevolezza. Fondazione Dolomiti UNESCO, l’Associazione gestori Rifugi del Trentino, la S.A.T. (Società Alpinisti Tridentini), il Soccorso Alpino e le Guide Alpine del Trentino insieme hanno dato vita al progetto "Prudenza in montagna". Qui guide e consigli pratici per un approccio responsabile durante le escursioni.
Via delle Valli
La Via delle Valli è un progetto escursionistico che riunisce 50 valli alpine in un’unica grande “via”, pensata come un itinerario aperto e modulabile nel tempo. Da Madonna di Campiglio al Lago d'Idro, dalle Dolomiti di Brenta ai ghiacciai dell’Adamello, il percorso attraversa paesaggi molto diversi per forma e carattere: valli modellate dal ghiaccio, conche sospese, corsi d’acqua che incidono il terreno, ambienti dove la natura cambia rapidamente da fondovalle alle quote più alte. Ogni valle offre un punto di vista distinto sul territorio, facendo emergere lo stretto legame tra paesaggio, memoria locale e identità alpina.
L’idea alla base del progetto è semplice: lasciare al camminatore la libertà di scegliere quante e quali valli attraversare, costruendo il proprio cammino secondo il tempo disponibile, il livello di allenamento e lo stato d’animo. La Via può essere percorsa in pochi giorni o diluita nell’arco di mesi o anni, secondo un approccio che richiama il concetto di Wandern della tradizione mitteleuropea, inteso come esplorazione lenta e consapevole, capace di far emergere una relazione profonda tra il territorio e chi lo attraversa.
Le cinquanta valli selezionate comprendono itinerari classici affiancati da percorsi meno noti, offrendo una gamma ampia di lunghezze e difficoltà. Ogni valle è segnalata alla partenza e all’arrivo: cartelli dedicati riportano un codice identificativo e un timbro, strumenti utili per validare la credenziale – in formato digitale o cartaceo – che accompagna il camminatore lungo la Via. Il QR code presente sul posto permette di registrare il passaggio online, mentre la credenziale fisica può essere timbrata direttamente in loco.
La Via delle Valli diventa così un progetto aperto, pensato per valorizzare la pluralità del paesaggio trentino e restituire un modo personale e progressivo di vivere la montagna: ogni valle attraversata è un passaggio registrato, ma anche un’occasione per scoprire un frammento del territorio, costruendo un percorso che parla tanto del camminatore quanto del luogo che sceglie di esplorare.
Sentiero della Pace, sulle tracce della storia
Il Sentiero della Pace è uno dei percorsi più significativi del Trentino dal punto di vista storico e identitario: un itinerario di 495 chilometri che segue l’intera linea del fronte della Grande Guerra, collegando il Passo del Tonale alla Marmolada. Nato per restituire continuità a luoghi che un secolo fa furono teatro del conflitto tra il Regno d’Italia e l’Impero austro‑ungarico, il cammino attraversa oggi forti, trincee, strade militari e manufatti bellici, alternandoli a boschi, vallate e panorami che mostrano quanto la montagna sia riuscita a riassorbire le ferite del passato.
Il tracciato è suddiviso in sette tratti e trentacinque tappe, un viaggio che richiede preparazione, conoscenza dell’ambiente alpino e tempi adatti a un percorso di più settimane. I segmenti più impegnativi, come quelli in Val di Sole e sulle Dolomiti di Brenta, si sviluppano in alta quota e richiedono esperienza o l’accompagnamento di una guida qualificata. Gran parte del percorso è segnalata dal simbolo della colomba, che orienta l’escursionista lungo il tragitto e invita a mantenere un atteggiamento attento e rispettoso. La stagione consigliata va dalla primavera inoltrata, quando i rifugi sono generalmente aperti e le condizioni del terreno più stabili.
Il Sentiero della Pace è anche il risultato di un lungo lavoro culturale e progettuale: l’idea di recuperare e collegare le vie del fronte risale al 1973 e si deve all’austriaco Walther Schaumann, mentre la realizzazione attuale del percorso è stata portata avanti dalla Provincia autonoma di Trento tra il 1986 e il 1996, sotto la direzione dell’ingegnere Claudio Fabbro. Più recentemente, nel 2023, il sentiero è stato rimappato per aggiornare la percorribilità di alcuni tratti e sono state individuate varianti utili a migliorare l’accessibilità dell’itinerario.
Percorrere anche solo una parte del Sentiero della Pace significa confrontarsi con una memoria ancora presente nel territorio, ma calata in un contesto naturale che oggi restituisce silenzio e continuità. È un cammino che invita alla prudenza, alla preparazione e al rispetto della montagna, ma soprattutto offre la possibilità di leggere il Trentino attraverso le sue tracce storiche più profonde, trasformando un viaggio a piedi in un’esperienza culturale di grande valore.
Cammino di San Rocco, alla scoperta del Santo protettore dei pellegrini
Il Cammino di San Rocco è un itinerario che unisce territorio e comunità: 70 chilometri nel basso Trentino che attraversano Mori, Ronzo‑Chienis, la Val di Gresta e l’altipiano di Brentonico, seguendo un tracciato dove storia locale, spiritualità popolare e cura del paesaggio convergono in un’unica esperienza. Nato nel 2020 su iniziativa della stessa popolazione, il percorso prende forma attorno ai 28 capitelli, affreschi e chiesette dedicati a San Rocco, figura legata alla protezione dalle epidemie e simbolo di solidarietà, volontariato e cammino condiviso.
Oltre a essere un itinerario escursionistico, è il risultato di un progetto collettivo che coinvolge amministrazioni, associazioni, realtà del turismo e operatori locali, oggi coordinati dall’associazione “Compagnia del Cammino di San Rocco”. Il tracciato si sviluppa in cinque tappe di diversa lunghezza e dislivello, seguendo sentieri, strade sterrate e brevi tratti asfaltati. È percorribile durante tutto l’anno e adatto sia a chi viaggia da solo sia a chi preferisce muoversi in compagnia, grazie anche alla presenza costante di frazioni e piccoli centri dove è possibile trovare accoglienza e supporto.
La segnaletica, riconoscibile dal logo del Cammino e dal numero F20, si integra con la cartellonistica SAT bianco‑rossa e permette di orientarsi con facilità lungo l’intero percorso. Per una pianificazione ancora più accurata, sono disponibili le tracce GPX e i file PDF delle tappe, consultabili anche tramite app dedicate, utili per avere sempre sott’occhio il tracciato.
Il Cammino di San Rocco racconta una parte autentica del Trentino: territori che hanno costruito un’identità legata all’agricoltura sostenibile, alla cultura della montagna e al valore delle relazioni.
Il sentiero del Durer
Il Trekking del Dürer ripercorre il tragitto seguito da Albrecht Dürer durante il suo viaggio in Italia del 1494, quando il pittore, bloccato dalle inondazioni dell’Adige, fu costretto a deviare verso il Passo del Sauch e la Val di Cembra. Oggi il cammino collega idealmente la Bassa Atesina e il Trentino lungo il crinale del Dossone di Cembra, seguendo un tracciato ricco di riferimenti culturali, etnografici e paesaggistici che ancora riflettono la stratificazione di due territori confinanti. Il tratto trentino del percorso parte da Pochi (Salorno) e raggiunge le Piramidi di Segonzano, un raro fenomeno geologico che rappresenta uno degli elementi più riconoscibili della valle. I 20 chilometri del percorso, con un dislivello moderato e un tempo di percorrenza di circa cinque ore e mezza, attraversano ambienti molto diversi: i boschi del Monte Sauch, il Lago Santo, gli antichi centri terrazzati di Cembra e Faver, fino ai ruderi del castello di Segonzano. La presenza del sentiero europeo E5, con cui il percorso coincide in alcuni tratti, sottolinea la valenza transfrontaliera di questo itinerario. Il trekking è ben segnalato e percorribile in sicurezza, con punti di sosta nei centri abitati e lungo il percorso. Oltre al valore storico legato al passaggio di Dürer — testimoniato dai celebri acquerelli che ritraggono il castello di Segonzano e i “Welsch Pirg” — il cammino offre un’immersione nella cultura locale: dai vigneti terrazzati della Valle di Cembra ai boschi del Monte Corno, fino alle produzioni tipiche come la Carne Fumada, la Luganega del Trentino, la grappa, il Müller Thurgau e il Trentodoc, che raccontano l’identità enogastronomica della valle. È un percorso che conserva memoria, tradizioni e storie di viaggio, oggi valorizzati in un itinerario accessibile, ricco di motivazioni culturali e aperto a chi vuole esplorare il Trentino attraverso un cammino che unisce arte, natura e testimonianze storiche.
Cammino di San Vili, sulle tracce di San Vigilio
Il Cammino di San Vili segue le tracce di San Vigilio, vescovo e patrono di Trento, ripercorrendo le vie lungo le quali, secondo la tradizione, svolse la sua opera di evangelizzazione nel IV secolo. Dal territorio delle Dolomiti di Brenta alla città di Trento, il cammino unisce paesaggi naturali di grande rilievo, borghi legati a tradizioni secolari e luoghi che conservano memoria del martirio del santo, come la Pieve di Spiazzo o le piccole chiese lungo la valle del Sarca. Il percorso, promosso da un ampio gruppo di lavoro che riunisce parchi, APT territoriali, la SAT e istituzioni locali, è oggi strutturato come un itinerario culturale e spirituale che attraversa vallate diverse per carattere e morfologia. È percorribile in entrambe le direzioni — da Madonna di Campiglio a Trento o viceversa — anche se la direzione verso valle è generalmente preferita per un dislivello più accessibile. La durata varia dai 4 ai 7 giorni, in base alla preparazione fisica e alla scelta tra due varianti: il tracciato basso, che privilegia i paesi del fondovalle, e quello alto, che si snoda su percorsi di montagna con passaggi più impegnativi.
L’itinerario tocca cappelle, chiese e testimonianze architettoniche dedicate al santo, disposte lungo un antico asse di collegamento che passava per Ragoli, Stenico, Ranzo, il Vezzanese e il Bus de Vela, fino a Trento. Il percorso è segnato dai riferimenti SAT (300, 613 e 627) ed è in gran parte accessibile da metà aprile, pur variando in base alle condizioni nivologiche. Alcuni tratti presentano passaggi esposti, ma sono previste deviazioni su sentieri alternativi che permettono di aggirarli in sicurezza.
Il cammino è accompagnato da una credenziale rilasciata dagli uffici turistici e da una rete di timbri disponibili lungo il percorso, elementi che contribuiscono a dare continuità all’esperienza del pellegrinaggio moderno. Gli stessi itinerari possono essere percorsi anche in bicicletta, con tappe adattate alla mobilità su due ruote.
Via Romea Germanica
La Via Romea Germanica rappresenta uno dei grandi itinerari storici europei, un percorso di pellegrinaggio che collega la Germania a Roma seguendo l’antica direttrice descritta nel XIII secolo dall’abate Alberto di Stade, autore di una sorta di guida medievale destinata ai viandanti diretti verso la Città Eterna. Dei suoi oltre 2200 chilometri, circa un centinaio attraversano il Trentino, inserendosi in un contesto paesaggistico che alterna ambienti alpini, aree rurali vocate alla viticoltura e antiche vie romane. Dal Brennero, la Via Romea scende lungo la valle dell’Isarco percorrendo tratti del Sentiero del Castagno, per poi entrare in Trentino dove incrocia il tracciato della Via Claudia Augusta, la grande arteria romana che collegava la pianura padana al mondo germanico. Il cammino attraversa la Piana Rotaliana, il territorio delle vigne e del Teroldego, raggiunge Trento e prosegue verso la Valsugana, costeggiando i laghi di Levico e Caldonazzo e avvicinandosi a realtà culturali come Arte Sella. Il percorso segue spesso il corso del Brenta, lungo sentieri che accompagnano acque limpide e tratti amati dagli appassionati di sport fluviali, fino a uscire dalla provincia verso Bassano e la pianura veneta.
Il tratto trentino, percorribile a piedi o in bicicletta e adatto anche al turismo slow, offre numerosi punti di interesse culturale e naturalistico: dai vigneti terrazzati alle chiese e castelli disseminati lungo il percorso fino alle testimonianze romane. Anche l’aspetto enogastronomico è parte integrante del cammino: Teroldego Rotaliano, Trentodoc, grappa trentina, asparago bianco di Zambana, mele, piccoli frutti e mais Spin della Valsugana sono alcuni dei prodotti che raccontano la diversità agricola attraversata dal percorso.
Le tappe trentine partono da Salorno e arrivano a Trento, poi a Levico Terme, Borgo Valsugana e da qui a Cismon del Grappa, collegando territori con identità distinte e un forte patrimonio storico. La segnaletica è chiara e il tracciato, ben documentato nelle guide e nelle app dedicate, permette una pianificazione affidabile sia per i camminatori esperti sia per chi si avvicina al percorso per motivi culturali, spirituali o semplicemente per il piacere del viaggio lento lungo uno dei più antichi assi di collegamento del continente europeo.
Sentiero Europeo E5, tappe di gusto nel suo passaggio in Val di Cembra
Il Sentiero Europeo E5, uno dei grandi itinerari transnazionali che dall’Atlantico conducono a Venezia attraversando l’arco alpino, passa anche per la Val di Cembra, dove il paesaggio terrazzato, i piccoli borghi e le testimonianze storiche rendono questo tratto particolarmente caratteristico. Qui il percorso alterna strade asfaltate, tratti sterrati e sentieri tra vigne e boschi, collegando realtà agricole, architetture rurali e punti panoramici legati alla storia della valle.
L’itinerario si sviluppa tra Faver, il ponte storico di Cantilaga sull’Avisio, i ruderi del Castello medievale di Segonzano e le celebri Piramidi di Terra, uno dei fenomeni geologici più noti del Trentino. Il camminatore attraversa antichi percorsi come il sentiero della Corvaia, incontra cappelle e chiesette di frazione e raggiunge punti di osservazione che permettono di leggere dall’alto i vigneti terrazzati disegnati sulle pendici della valle.
Il tratto cembrano dell’E5 è anche un cammino enogastronomico: distillerie storiche, macellerie tradizionali e cantine locali punteggiano il percorso e offrono la possibilità di scoprire prodotti a km0, assaggiando grappe artigianali, salumi tipici e vini che raccontano la forte identità viticola della valle. Per questo motivo l’itinerario è particolarmente indicato agli escursionisti che uniscono il piacere del cammino alla conoscenza del territorio e delle sue produzioni.
La segnaletica è chiara e il percorso può essere affrontato con sicurezza, anche se è consigliabile verificare l’apertura delle realtà enogastronomiche lungo il tragitto e prenotare eventuali soste. Il rientro avviene attraverso strade secondarie e tratti di campagna che costeggiano il torrente Avisio, riportando il camminatore a Faver dopo un circuito che unisce natura, storia e sapori locali.
Cammino Jacopeo
Il Cammino Jacopeo d’Anaunia è un percorso storico‑devozionale che attraversa l’intera Val di Non seguendo le tracce dei pellegrini medievali diretti verso Roma, Santiago e Gerusalemme. Nato nel 2007 grazie all’Associazione Anaune Amici del Cammino di Santiago, il cammino riprende l’antica vocazione di questa valle come via di transito sicura e percorribile in ogni stagione, già riconosciuta ai tempi dei Romani e in seguito utilizzata da generazioni di viandanti europei. Le numerose chiesette dedicate a San Giacomo, gli affreschi sulle case e i resti degli ospizi che accoglievano i pellegrini testimoniano un passaggio intenso e radicato nella memoria locale.
Il punto di partenza è Sanzeno, centro spirituale della valle, dove si trovano la Basilica dei Santi Martiri e il Santuario di San Romedio, uno degli eremi più suggestivi dell’arco alpino. Da qui il cammino compie un grande anello che, in sette tappe per un totale di 150 chilometri, collega alcuni dei luoghi più significativi dal punto di vista storico e culturale: il Santuario della Madonna di Senale, la chiesa di San Marcello a Dardine, San Martino a Vervò, l’eremo di San Pancrazio e la chiesa di San Bartolomeo a Romeno, fino al rientro a San Romedio. Per chi desidera una versione più breve, è possibile completare un anello di tre giorni, rientrando a Sanzeno da Rumo.
Il percorso è ben segnalato attraverso cartelli bianco‑rossi e il simbolo della conchiglia gialla, che accompagna il camminatore lungo antiche strade, sentieri e carrarecce. Le tappe non presentano difficoltà tecniche particolari, ma prevedono dislivelli giornalieri variabili tra i 600 e gli 1.100 metri. La guida ufficiale, aggiornata periodicamente insieme alla mappa, fornisce descrizioni dettagliate e approfondimenti storici e naturalistici; le tracce GPX e le mappe interattive sono disponibili anche tramite l’app Outdoor Trentino.
Elemento distintivo del Cammino è la credenziale, documento che identifica il pellegrino e raccoglie i timbri delle chiesette incontrate lungo il percorso. Una volta completate le tappe previste, la credenziale consente di ottenere l’attestato di percorrenza, secondo una tradizione che richiama i grandi cammini europei.
Il cammino del Beato Enrico da Bolzano
Il Cammino del Beato Enrico da Bolzano è un itinerario di pellegrinaggio che collega Bolzano a Treviso seguendo un tracciato di circa 250 chilometri suddivisi in dieci tappe, con la possibilità di proseguire lungo la Via Claudia Augusta fino alla laguna di Altino e Torcello. Il percorso nasce dal recupero della figura del Beato Enrico, pellegrino del XIII secolo venerato come patrono dei boscaioli e dei vignaioli, la cui memoria è rimasta viva nei territori alpini e veneti e che, alla sua morte nel 1315, attirò a Treviso un’imponente partecipazione popolare. Le testimonianze dei miracoli attribuiti alla sua intercessione – molti dei quali avvenuti in Valsugana – costituiscono ancora oggi parte dell’eredità culturale del cammino.
L’itinerario attraversa ambienti naturali e contesti urbani molto diversi: le Alpi altoatesine, la valle dell’Adige, i pendii del Lagorai, la Valsugana sostenibile, le colline della pedemontana veneta e infine i paesaggi fluviali e lagunari del Sile. Lungo il tracciato si incontrano antichi ospitali, chiese, castelli, piccoli centri storici e numerosi luoghi legati alla tradizione devozionale, in un percorso che segue i grandi assi idrografici – Adige, Brenta e Sile – e ripercorre vie storiche di collegamento tra mondo alpino e pianura veneta.
Il cammino può essere affrontato da chi cammina per motivazioni spirituali, culturali o per il semplice piacere di seguire un itinerario storico strutturato. La presenza costante della rete ferroviaria Brennero–Verona e Trento–Venezia costituisce un vantaggio significativo, consentendo di raggiungere agevolmente punti intermedi come Trento, Levico, Borgo Valsugana, Bassano e Castelfranco. Le tappe trentine – da Lavis a Pergine, da Pergine a Borgo Valsugana e da Borgo a Primolano – attraversano luoghi strettamente legati alla vita e al culto del Beato Enrico, oltre a costituire alcuni dei segmenti più suggestivi dal punto di vista paesaggistico.
La gestione culturale e organizzativa del progetto è affidata alla Compagnia del Beato Enrico, associazione laica di pellegrini che si occupa della valorizzazione del percorso, dell’accoglienza e del rilascio della credenziale, documento che accompagna il viandante e consente di certificare il viaggio attraverso i timbri raccolti lungo le tappe. La segnaletica varia in base alle tratte percorse, integrandosi con reti escursionistiche già esistenti e con riferimenti descritti nella guida ufficiale e nelle tracce GPS disponibili online.
Sul Cammino di Carlo Magno tra storia e leggenda
La piccola pieve di Santo Stefano si innalza sopra il borgo di Carisolo, all’imbocco della Val Genova, su uno sperone roccioso a picco sul fiume Sarca. Una chiesa “dipinta”, impreziosita all’interno e all’esterno dagli affreschi dei pittori girovaghi Baschenis, originari di Averara nel bergamasco e per più generazioni attivi nelle valli alpine lombarde e trentine attorno al 1500. Tra i cicli di affreschi il più curioso è la rappresentazione dell’antico “privilegio di Santo Stefano di Rendena” che rievoca il leggendario passaggio di Re Carlo Magno tra queste montagne. Una lunga scritta murale racconta con molti particolari la spedizione del re franco da Bergamo alla Valcamonica e attraverso le valli del Trentino occidentale. Carlo Magno lungo il percorso espugna i castelli dei signori locali costringendoli alla conversione e sulle rovine di alcuni manieri fa erigere numerose chiese. Una vicenda che è ancora oggetto di indagini storiche, alla ricerca di maggiori riscontri. Il Cammino di Carlo Magno si sviluppa partendo da Bergamo, attraversa i comuni lungo il fiume Serio, la Valle Camonica, la Val di Sole e la Val Rendena fino a Carisolo. Il tratto trentino è di 67 chilometri percorribili in 4 tappe: tra il Passo Tonale e Carisolo.
Sentiero Frassati
Il Sentiero Frassati del Trentino è il più lungo tra i percorsi nazionali dedicati a Pier Giorgio Frassati, il beato piemontese profondamente legato alla montagna e alla dimensione del cammino. Inaugurato nel 2011 dalla SAT in collaborazione con l’Arcidiocesi di Trento e la Provincia autonoma, segue un itinerario di circa 100 chilometri che collega il santuario della Madonna delle Grazie di Arco al Santuario di San Romedio in Val di Non, attraversando alcuni dei paesaggi più rappresentativi del Trentino occidentale.
Proposto in sette tappe, il percorso unisce territori diversi per storia e morfologia: i versanti panoramici del Monte Calino, gli altipiani del Lomaso e del Banale, le zone montane di Fai della Paganella e Andalo, fino alla Piana Rotaliana e alla bassa Val di Non. Lungo il tragitto, il Sentiero Frassati si intreccia con itinerari storici come il Cammino di San Vili e il Cammino Jacopeo d’Anaunia, delineando una rete di collegamenti che valorizzano il patrimonio religioso ed escursionistico della provincia.
Il dislivello complessivo è alla portata di camminatori preparati e famiglie con figli dagli 10-12 anni in su. L’itinerario si sviluppa prevalentemente su stradine sterrate, mulattiere e sentieri, con alcuni tratti su strade secondarie; la quota media, compresa tra i 600 e gli 800 metri, consente di percorrerlo per gran parte dell’anno, compatibilmente con le condizioni meteo.
Il sentiero non presenta difficoltà tecniche significative, fatta eccezione per pochi tratti esposti che richiedono attenzione, ma invita comunque a muoversi con equipaggiamento adeguato e preparazione sufficiente a sostenere tappe anche impegnative.
Una volta raggiunto il Santuario di San Romedio, i camminatori possono ottenere un riconoscimento dell’avvenuto percorso, contribuendo anche con segnalazioni utili alla manutenzione e alla valorizzazione del sentiero curate dalle sezioni SAT. Per chi desidera approfondire, la guida ufficiale Il Sentiero Frassati del Trentino, curata da SAT e Vita Trentina, offre strumenti e informazioni per organizzare il proprio itinerario e scoprire con maggiore attenzione gli elementi culturali, paesaggistici e spirituali che rendono questo cammino un tassello importante della rete dei percorsi trentini.
Cammino Retico
Il Cammino Retico intreccia natura, archeologia e memoria antica, seguendo le tracce dei Reti, il popolo pre‑romano che ha lasciato un’impronta profonda nei territori compresi tra il Trentino, l’alto Vicentino e l’area feltrina. Propone un viaggio di sette–otto giorni attraverso altipiani, vallate e borghi montani, mettendo in relazione ambienti diversi e testimonianze che raccontano una storia millenaria. Il percorso a piedi si sviluppa su strade sterrate, sentieri di montagna e alcuni tratti asfaltati secondari, con tappe che includono la traversata da Lamon a Castello Tesino, in corrispondenza dell’antico tracciato della Via Claudia Augusta Altinate. Il cammino attraversa luoghi come il fiordo feltrino del lago del Corlo, la vallata feltrina e gli altipiani che la circondano, offrendo un itinerario che alterna paesaggi aperti, prati d’altura e zone boschive.
Accanto al percorso principale, il Cammino Retico Southern estende l’itinerario verso sud per circa 70 chilometri, toccando borghi storici, pascoli alpini e tratti che sfiorano il fiume Piave. Qui il cammino diventa anche un’occasione per conoscere comunità locali, tradizioni gastronomiche e appuntamenti culturali che scandiscono il calendario dei paesi attraversati. A completare il quadro è il Gran Giro dei Cammini Retici, un itinerario di 143 chilometri che unisce le varianti del cammino in un’unica traversata dedicata a chi desidera esplorare l’intero territorio retico.
Per chi preferisce la bicicletta, il Cammino Retico Bike offre un tracciato di circa 185 chilometri e oltre 5200 metri di dislivello, percorribile con E‑bike, mountain bike o gravel. Anche questa variante ripercorre le stesse zone del cammino a piedi, mantenendosi lontana dalle vie di comunicazione più battute e richiedendo buone capacità tecniche di conduzione.
Cammino delle Terre Sospese - Fiemme Cembra
Il Cammino delle Terre Sospese unisce le sponde della Val di Cembra esplorando l’identità profonda e autentica di una valle antica. Sono 92 chilometri di sentieri da percorrere in sei tappe, un percorso che si snoda con una forma a “otto” tra le sponde del fiume Avisio connettendo tutti e sette i comuni che fanno parte della Val di Cembra. Si attraversano piccoli paesi sospesi nel tempo, tenacemente aggrappati ai versanti della montagna, vigneti verticali sorretti da arditi terrazzamenti, chiesette medievali, castelli e storiche vie di collegamento, masi e case rurali, boschi di abeti, faggi e larici che compongono un paesaggio di una bellezza inaspettata, da godere in ogni stagione.
Questo cammino rappresenta un ambizioso progetto di comunità, per riscoprire un’identità comune e per contribuire a collegare le persone che vivono e amano la valle grazie alla sua grande ricchezza e una diversità di paesaggi naturali e culturali: i paesi con le loro contrade, i volti e le antiche fontane, i vigneti terrazzati sorretti da arditi muri a secco, le chiesette medievali e poi i torrenti e i boschi silenziosi.
Trekking tra i Rifugi del Trentino – Percorsi tra le terre alte
Il trekking tra i rifugi è un modo diretto per avvicinarsi alle montagne ed esplorare il paesaggio che cambia mentre le quote salgono gradualmente, fino a raggiungere le strutture in alta quota che diventano un punto fermo durante le giornate di cammino.
Il ritmo lento dell’ascesa accompagna anche una dimensione più essenziale della vita all’aria aperta: le giornate si organizzano intorno alle tappe, agli orari dei rifugi, alla necessità di procedere con un passo stabile e consapevole. Gli incontri lungo il percorso – altri camminatori, gestori dei rifugi, escursionisti esperti – contribuiscono a creare un senso di comunità che è parte stessa del viaggio.
Ecco cinque idee di itinerari tra i tanti che si possono percorrere: Trekking Rifugio Cacciatore - Rifugio Agostini, due giorni sulle montagne e una notte al Rifugio Pernici, Alta Via Del Granito – Lagorai, Giro dei rifugi delle Dolomiti di Brenta - Casinei, Tuckett e Brentei, da Malgamare al Rifugio Cevedale «Guido Larcher».
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